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Camminare insieme secondo lo Spirito

 di don Davide Banzato

È passato ormai un anno dall’evento storico avvenuto ad Abu Dhabi, dove papa Francesco e Ahmad Al-Tayyib grande Imam di Al-Azhar, uno dei massimi esponenti del mondo islamico hanno firmato il “Documento sulla fratellanza umana per la pace mondiale e la convivenza comune

Si tratta di un testo in cui si dichiara l’intenzione reciproca, di “adottare la cultura del dialogo come via, la collaborazione come condotta e la conoscenza reciproca come metodo. Tutto questo con l’auspicio che tale criterio sia adottato dai credenti di tutte le fedi e, più in generale, da tutte le persone di buona volontà.

Questo sottende, da parte di tutti, l’impegno a diffondere la cultura della tolleranza, della convivenza e della pace e – allo stesso tempo – a promuovere con sollecitudine interventi di mediazione diplomatica atti a fermare sul nascere lo spargimento di sangue innocente, e a risolvere con giustizia i conflitti evitando guerre e soprusi. Né si può dimenticare l’impegno etico e, allo stesso tempo: religioso, di salvaguardare il pianeta in cui viviamo sotto il profilo ambientale, culturale e morale.

Il cammino per arrivare al documento di Abu Dhabi, a cui si addice indubbiamente l’aggettivo di “storico”, è stato lungo e ritmato da numerosi incontri che hanno fatto superare diffidenze reciproche e inveterati preconcetti. Tra questi vanno doverosamente ricordati:

  • la grande preghiera per la pace ad Assisinel 1986, a cui, convocati da San Giovanni Paolo II parteciparono 62 capi religiosi in rappresentanza delle varie religioni del mondo;
  • la lettera del 13 ottobre 2007, firmata da 160 guide religiose musulmane, indirizzata a Papa Benedetto XVI e a numerosi patriarchi delle Chiese d’oriente;
  • l’incontro del 20 aprile 2015 tra Papa Francesco e la delegazione della conferenza dei rabbini europei dove è stato sottolineato e richiamato il comune impegno a mantenere vivo il senso religioso degli uomini e della nostra società.

La strada maestra per realizzare questi ambiziosi ma necessari obiettivi rimane quella del dialogo interreligioso.  È un percorso lungo, da sempre in salita e pieno di ostacoli, contrassegnato da contrapposizioni che per secoli hanno viziato i rapporti tra fedi e confessioni diverse.  Questo dialogo, avviato soprattutto dopo il Concilio Vaticano II, ha visto momenti di grande entusiasmo ma anche di ingenue illusioni pensando che l’unità si potesse costruire semplicemente con la firma di teoriche dichiarazioni di intenti o intavolando lunghe discussioni teologiche. Ogni sforzo è certamente importante ma deve presupporre una seria riflessione sulle differenze delle culture e delle storie dei popoli da coniugare con un cambiamento dello stile di vita e, soprattutto, con una profonda “conversione del cuore”.

Nell’attuale situazione storica, non possiamo più aspettare!

Basta osservare con obiettività e onestà intellettuale la tragica situazione del mondo in cui viviamo, contrassegnata da guerre sempre più devastanti, da ingiustizie sempre più profonde e da povertà sempre più vaste. Solo la possibilità di unire le forze credenti intorno a valori fondamentali comuni può scongiurare la distruzione del pianeta; solo il ritrovare una via capace di assicurare   una pace “stabile” salverà il mondo!

La storia e l’esperienza ci insegnano che la maggior parte dei conflitti nascono per contrasti di ideologia religiosa, politica o sociale, contrasti che sottolineano maggiormente ciò che divide rispetto a valori comuni (ad esempio quello della salvaguardia del pianeta).

Per questo, il dialogo interreligioso è ormai diventato una vera priorità e una delle vie da percorrere necessariamente per un autentica crescita in umanità di questo nostro tempo. Non c’è alternativa!

Dice papa Francesco: “O costruiremo insieme l’avvenire o non ci sarà futuro. Le religioni, in particolare, non possono rinunciare al compito urgente di costruire ponti fra i popoli e le culture, per aiutare la famiglia umana a maturare la capacità di riconciliazione, la visione di speranza e gli itinerari concreti di pace”.

 

E noi che cosa possiamo fare concretamente?

Possiamo fare molto!

Anche noi, nella concretezza della partecipazione attiva alla vita cittadina, possiamo promuovere relazioni positive tra persone con fedi diverse. Relazioni fondate sul rispetto, che generino stima e interesse reciproco; relazioni dove ciò che conta è l’ascolto della situazione concreta dell’altro che vive, della sua storia, nella piena autenticità del suo essere anche dal punto di vista della sua fede.

Dobbiamo, senza paura, raccontarci il mistero delle nostre fedi personali!

In questo modo, noi stessi metteremo in circolo processi importanti di relazioni di prossimità e di sguardi “in profondità”. È solo attraverso cammini di conoscenza e di nuove scoperte, che ci si rende capaci di affrontare le differenze (spesso segnate da paure o da violenze) in maniera positiva. Il lavoro quotidiano di ciascuno di noi è quello di imparare a vivere insieme con tutti nel rispetto reciproco e nell’impegno comune alla solidarietà verso ogni povertà: lo spazio dell’ascolto e del servizio è infatti occupato da ogni fede.

L’accoglienza delle differenze fedi e di culture renderà il mondo certamente più bello e attraente in una società libera e responsabile.

Solo così possiamo permettere al territorio di esprimersi nella ricchezza di un mondo multiculturale, multietnico, multireligioso. L’unità non è uniformità ma comunione nella diversità, è dunque ricchezza nell’autenticità dell’integrazione.

Chiaramente da sacerdote per me la “Via” è Cristo, ma ogni altra strada è arricchente nel confronto e nel dialogo autentico secondo lo “spirito” di Assisi e del Concilio Vaticano II. Sono certo che la ricerca senza pregiudizi della verità oggettiva, illuminata dalla luce di Colui che è Verità potrà avvicinarci sempre più a realizzare ciò che sembra solo utopia: una società davvero umana dove regnino giustizia e pace …questo è il sogno di ogni vivente e il fine di ogni credo.

don Davide Banzato

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