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Realizzazione documentario “sardegna dei miracoli: storia di santi, religione e tradizioni”

l’Associazione Sviluppo Europeo ha assunto l’impegno di realizzare un documentario ispirato ad un personaggio storico del 1560 divenuto santo nel 1938 e vissuto a Cagliari, “San Salvatore da Horta”. Il fine è di offrire un contributo culturale a vantaggio di una conoscenza migliore del personaggio e del territorio che lo ha ospitato, utilizzando sistemi ed effetti audiovisivi con l’ausilio di regista e staff tecnico che opereranno per raccontare una storia attraverso personaggi e ambienti che la interpretano e agiscono in uno scenario dal titolo “SARDEGNA DEI MIRACOLI: STORIA DI SANTI, RELIGIONE E TRADIZIONI ”.

L’intenzione è di uscire in anteprima proprio il giorno dell’anniversario della nascita del santo, il 18 marzo 2020 a cinquecento anni della sua nascita.

Inoltre è desiderio produrre dei dvd destinati ad una vendita attraverso siti ecclesiastici il cui ricavato, assolto le spese per la realizzazione, potrà essere devoluto all’Ordine dei Frati Minori cui apparteneva il Santo.

La gestione economica per la realizzazione del documentario verrà assegnata alla società SDR Comunicazione di Roma, specializzata nel terzo settore, con l’onere di effettuare una ricerca di possibili finanziatori, ovvero finanziamenti a fondo perduto, al fine di rendere possibile la realizzazione di un lavoro audiovisivo dedicato alla storia di San Salvatore da Horta e della Sardegna che lo ha ospitato, mentre la parte artistica è affidata al regista Antonio Centomani, già noto per la sua sensibilità in tematiche etiche e culturali.

Il documentario vuole offrire la storia della Sardegna in chiave di cultura religiosa, che si lega a culto e tradizione del popolo isolano, traendo spunto dallo storico personaggio divenuto santo dopo un inspiegabile, lunghissimo processo di canonizzazione, sebbene dalle straordinarie facoltà di taumaturgo,

Lo storico protagonista ha contribuito alla conoscenza del territorio in cui è stato ospitato, promuovendo indirettamente il patrimonio culturale, morale e di competenze professionali locale, originari collettivi di una società, testimonianza di una civiltà che ha vissuto il processo di modernizzazione prima culturalmente e poi materialmente.

Il santo, sarà la compagnia portante di tutto il documentario, dove, parallelamente alla sua storia, prima e dopo la sua canonizzazione, verranno illustrate fondamentali passati della Sardegna, con il conforto di autorevoli autori clerici e laici, autorità e imprenditori locali.

Il documentario si apre con la narrazione e l’immagine di una Sardegna dove una voce fuori campo illustrerà brevemente la strategica posizione che, dal centro del Mediterraneo occidentale sin dall’antichità, è stata meta preferita di numerose etnie, favorito dallo svilupparsi di traffici commerciali e scambi culturali tra i suoi abitanti e i popoli rivieraschi.

Protagonista del documentario è il fraticello, nato nel 1520 a Santa Coloma de Farnès presso Gerona, in Catalogna, che  nel 1565 giunge in Sardegna dopo una serie di tormentosi trasferimenti da un convento all’altro della Spagna, raccontato da alcuni noti autori anche di testi a lui dedicati.

Il documentario ci guiderà in un viaggio nel tempo che ci riporta ad episodi che si riconnettono con la nostra epoca, offrendoci l’occasione di riflettere su un personaggio che storicamente ha significato molto non solo per la Sardegna, il più grande taumaturgo nella storia della Chiesa, operatore di un numero impressionante di guarigioni e miracoli che i biografi riportano almeno ad un milione di casi.

Salvatore da Horta, ottenne da Dio miracoli, attirando l’ammirazione di tutti, ma non dei confratelli e dei superiori, che lo trasferiscono da un convento all’altro e lo isolano ritenendolo indemoniato tanto che se ne dovrà occupare persino il tribunale dell’Inquisizione senza per altro prendere posizione, perché i miracoli continueranno nel tempo e sempre più numerosi, anzi, non solo non vennero presi provvedimenti, ma i suoi denigratori furono diffidati dal persistere nelle loro palesi persecuzioni. Fu il popolo a riconoscere nella vita del frate il soffio della santità, e attorno a lui si accalcava ormai in maniera incontenibile la folla di bisognosi e ammalati, molti dei quali tornavano a casa guariti. Alla fine i superiori, non sapendo più in quale convento della Spagna relegarlo, dal convento di Horta, dove rimase 12 anni prendendone anche il cognome religioso, lo confinarono in Sardegna, a Cagliari nel convento di Santa Maria di Gesù, dove giunse nel novembre 1565.

Negli atti del processo della sua canonizzazione, si dichiara che dal tempo degli apostoli, nella storia della chiesa, non si era mai visto ciò che avveniva attorno all’umile fraticello laico francescano. Si parla anche di folle di cinquemila ammalati guariti in un istante con la semplice invocazione di Gesù e Maria pronunciata dal frate taumaturgo.

Frà Salvatore rappresenta per la Sardegna, il protagonista della modernizzazione di un Paese e dei suoi abitanti, coinvolti nelle problematiche di salute, politiche e sociali isolane, contribuendo così a quello che è la crescita culturale, civile ed economica regionale.

Il 18 marzo 1567 morì a 47 anni in seguito a una malattia, nel 1718, in seguito alla demolizione di Santa Maria di Gesù, le spoglie del santo vennero trasferite prima nella chiesa di San Mauro nel quartiere di Villanova a Cagliari, in cui è ancora conservata una reliquia e l’arca in pietra che ne conteneva il corpo e da qui nel 1758, nella chiesa di Santa Rosalia nella Marina, dove tutt’oggi è sepolto, officiata dai Frati Minori che risiedono nell’adiacente convento.

L’umile taumaturgo sardo, benché forestiero, trova piena sintonia con le genti sarde, rappresentate da quei pastori e contadini, cittadini di una Sardegna profonda, che non si riconobbero invece nel piano regionale di modernizzazione prospettato dal “Sardinian Project”.

Il Sardo acquisito viene rappresentato non come un guaritore di febbri generiche, bensì come il medico delle febbri malariche isolane, riportato anche negli stessi canti devozionali e paraliturgici, espressione più genuina della tradizione popolare sarda, elevando l’isola a centro religioso del cattolicesimo mediterraneo, per poi venire completamente dimenticato, quindi riscoperto in tempi più recenti in una Sardegna alla ricerca dell’autonomia e schierata in difesa della sardità, facendo della Sardegna una sorta di affascinante “altrove”.

Per meglio descrivere l’identità della storia della Sardegna, si faranno riferimento ad alcuni periodi significativi come: 1565(Salvatore giunge a Cagliari); 1567 (muore Salvatore); 1582 (la peste in Sardegna. Particolarmente colpite Sassari e Alghero. Nel 1582 Gerolamo Araolla pubblica Sa vida, su martiriu e morte dessos gloriosos martires Gavinu, Brotho e Gianuari;1600 (inizia processo di canonizzazione); 1610-1630(Nell’ambito della competizione tra gli arcivescovi di Cagliari e di Sassari scoppia la febbre dei santi: nelle due città si scava alla ricerca delle spoglie dei martiri sardi ; 1880 (Malaria in Sardegna);1899 (Fernando Diotallevi, direttore dell’allora Rivista Mariana rievoca la storia di Salvatore); 1904 (si realizza una cappella dedicata al santo S.)1938 (canonizzazione di Salvatore); 1945 (Sardinian Project con partecipazione Fondazione Rockfeller); 1946 (arrivo truppe alleate con prevenzione alla malaria con l’uso del DDT).

Ci sarà una sequenza di interviste rivolte ad autorità religiose e laiche, per delineare l’importanza della religione, legata a personaggi rappresentativi che, oltre al mantenimento del valore culturale del territorio, rappresentano un importante occasione di attrazione a favore dell’economia locale:

Curioso e importante conoscere anche di un periodo in cui la fama del santo Frate fu praticamente occultato, sostituito nelle attenzioni con una maggior propaganda verso la Madonna di Lour

des, tanto da occupare la chiesa che ospitava le spoglie di Salvatore da Horta.

Un periodo dove la memoria del Santo adottato in Sardegna veniva a volte scambiato per San Francesco d’Assisi o Sant’Antonio da Padova, fino a che nel 1899 il prete marchigiano Ferdin

Si chiuderà così il documentario con una rassegna di brevissime considerazioni da parte degli interpreti che appariranno nel filmato, per sottolineare l’importanza di far conoscere come la popolazione Sarda ha così dimostrato di essere forte nel sopravvivere alle avversità e lo fa

sempre con la consapevolezza dei propri limiti ma nella convinzione che il patrimonio inestimabile del territorio, non si limita alla sua naturale bellezza, ma dalle testimonianze tramandate per secoli, dove gli abitanti rappresentano il vero s

trumento importante, che hanno saputo conservare e tramandare da padre in figlio quelle passioni, ricordi, lavori, devozioni e lealtà, conservando integro una storica cultura attenta alle tradizioni, una dote che non servirà solo per l’arricchimento culturale, ma anche per dare occupazione e lavoro, perché la memoria di questi valori hanno sempre fatto da cornice al territorio, oggetto di studio e di attrazione turistica, dove anche la religione ha fatto la sua parte ed è importante custodirla e tramandarla alle generazioni future per ridare speranza ai fedeli, credibilità alle generazioni, valenza economica a questi beni per i quali svolgere un valido lavoro di tutela del patrimonio culturale e ambientale.

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